Alessandro Pagani: ridere in 500 modi diversi

Ridere, sempre così giocondo. Ridere, delle follie del mondo” cantava il poliedrico Enzo Jannacci nel 1976. La risata è sempre stata una moneta a due facce ben distinte: una spontanea con i suoi paradossi ed esagerazioni e l’altra riflessiva, caratterizzata dall’ironia e dal pensiero “fa ridere perché è vero”.

Un libro umoristico non è sicuramente facile da scrivere, poiché non è scontato riuscire a strappare un sorriso, o addirittura la risata “a crepapelle”, ma 500 chicche di riso va oltre.

È come una sfida. Un libro può far ancora ridere? Fortunatamente si.

Alessandro Pagani propone 500 pillole di ironia e divertimento da leggere assieme al caffè del mattino o al thè del pomeriggio (volendo anche con la camomilla della sera). Una al giorno, due volte è anche meglio, proprio come consiglierebbe un medico, un medico del sorriso.

Edito da 96 Rue de-La-Fontaine, l’autore si è avvalso di una prefazione d’eccezione scritta dal comico Cristiano Militello – “Il Pagani è un umorista, portatore sano di sorrisi e per questo, come il sottoscritto, a pieno titolo impegnato nel sociale” scrive -, assieme alle realiste illustrazioni di Massimiliano Zatini.

“Questa nuova raccolta segue il filone del precedente “Io mi libro” che conteneva altrettante 500 frasi – numero ricorrente che però non ha un perché – nate dalla curiosità di spingersi, attraverso linguaggi, personaggi e congiunture solo a prima vista coincidenziali, dentro accadimenti e situazioni che ci riguardano. Le frasi contenute nel mio libro cercano di sfatare vizi e stereotipi con l’aiuto della risata, strumento fondamentale di comunicazione che resta sempre uno dei mezzi più potenti di partecipazione comune” spiega il toscano Pagani.

Alessandro Pagani
Prima di “500 chicche di riso”, Alessandro Pagani ha pubblicato “Io mi libro” e “Perché non cento?”

In un periodo pieno di saggi, romanzi e trattati sulla tuttologia, perché un libro umoristico?

Perché l’uomo deve imparare a ridere più di se stesso. È una frase sentita mille volte e sicuramente tutti, compresi i tuttologi, almeno una volta nella vita avranno provato a farlo; ma cercare di vedere le cose da un punto di vista diverso ridimensionando le gravosità e sdrammatizzando gli eccessi, anzi ponendo questi al servizio dell’ironia, trasforma ogni condizione umana in chiave positiva.

Prima della prefazione cita una frase di Victor Hugo “È dall’ironia che comincia la libertà”. Che cos’è per lei l’ironia e cosa le sta accadendo?

Ironia è intelligenza e consapevolezza. Qualcuno diceva che se non puoi cambiare qualcosa è inutile disperarsi, se invece provi ad usare l’ironia in maniera intraprendente, potresti anche vedere quel problema da un punto di vista fino ad allora sconosciuto; e visto che di fronte a tutte le cose ignote l’uomo diventa interessato e interessante, le conoscenze cambiano e nuove prospettive appaiono. L’ironia nel tempo non è mai cambiata, sono coloro che ne fanno uso errato a renderla banale, trasformandola talvolta in cattivo gusto o derisione, a dispetto della grande libertà che la contraddistingue.

Leggendo le sue 500 frasi il lettore si immedesima molto nella situazione, alle volte surreale, che presenta, un po’ come in Molière. Quanto è fondamentale oggi ridere di se stessi e della società che ci circonda?

Ci sono ampi studi che dimostrano l’effetto straordinario dell’autoironia, in termini di intelligenza, capacità di risoluzione ai problemi e benessere psicofisico. Saper ridere sulla tragicomicità del genere umano esorcizzandone gli effetti negativi è pratica essenziale per alleviare i dolori e le preoccupazioni, a livello personale e collettivo.

Cosa pensa del politically correct?

Che sia un caffè corretto preso da un onorevole. A parte la battuta stavolta scadente, credo che per un umorista tutto sia politico e niente corretto…o viceversa. In ogni caso, la satira non deve mai vergognarsi quando si erge a valori essenziali quali rispetto e democrazia, avendo sempre con sé la pungente prerogativa di tenere sempre gli occhi aperti sull’attualità, a volte scomoda, per stimolare e far muovere pensieri.

Una prefazione scritta da Cristiano Militello, che significato gli dà e perché proprio lui?

Ho voluto che introducesse il libro perché ci accomuna l’amore per la comicità genuina, quella che nasce improvvisamente senza regole o paure. Cristiano è una persona speciale, toscano come me e portatore sano di sorrisi come il sottoscritto. La sua prefazione, geniale e fuori dall’ordinario, ha per me un grandissimo valore.

La sua frase preferita?

Dal fornaio: «Buongiorno, mi fa sentire un pezzettino di margherita?» «Io non posso stare fermo, con le mani nelle mani ♪♫ …»

Arriverà a 1000?

Anni? Ci spero.

Un libro senza peli sulla lingua e che mostra i denti, denti che non mordono ma che hanno bisogno di uscir fuori a farsi una bella risata. L’ironia è totale e il sorriso è assicurato, soprattutto in un periodo dove essere leggeri e ridere di se stessi sta pian piano affievolendosi.

Numero 85: «Che lavoro fai?» «Sbarco il lunario» «Cioè?» «Consegno calendari sulle isole».

Caterina Caparello

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